domenica 29 settembre 2013

Personaggi femminili positivi #4 La battaglia più importante.

Eccoci qui all'ultima tappa del viaggio fra i personaggi femminili positivi nei cartoni animati. Con "ultima" non voglio dire che smetterò completamente di parlare delle protagoniste (o protaginisti) delle serie animate o dei film per le famiglie, ma che i miei prossimi post metteranno da parte un attimo il mondo delle cartoni per concentrarsi su altri prodotti e progetti per l'infanzia, ma ritornerò certamente sull'argomento quando vedrò un personaggio che mi colpirà. Come vi avevo preannunciato, ho voluto lasciare il meglio per ultimo. La protagonista che sto per presentare è senza dubbio un'indiscussa role model per le bambine e per i bambini (e dovrebbe esserlo anche per gli adulti!). Sto parlando di Jiya, del cartone animato pakistano Burka Avenger.

Jiya è una vera e propria supereroina, la prima pakistana, e come la maggioranza delle supereroine ha un'identità segreta. Dietro alla volenterosa ed entusiasta insegnante della fittizia Halwapur, benvoluta dai compaesani ed ammirata dalle studentesse, si cela, infatti, l'eroina mascherata Burka Avenger, che combatte contro i loschi figuri della città, i quali si adoperano per la chiusura della scuola femminile locale perché "Cosa se ne fanno le donne dell'istruzione? Dovrebbero starsene in casa a lavare, pulire e cucinare" spiega uno degli antagonisti.
Jiya non ha nessun particolare superpotere, ma questo non la rende certo meno temibile di un Superman di uno Spiderman. I suoi nemici, infatti, devono vedersela con l'arte del takht kabaddi, combattimento acrobatico dove le armi sono penne, libri e matite, insegnato alla donna fin dalla più tenera età dal suo maestro e padre putativo, Kabaddi Jaan. La protagonista della serie televisiva pakistana, di cui è disponibile il primo episodio, sottotitolato in inglese, su youtube, che vi consiglio caldamente, è quindi una donna colta, forte e vincente, che mette le sue numerose abilità al servizio dell'istruzione ed in particolare dell'istruzione femminile. Alla fine di ogni episodio, dopo aver sventato il piano di turno per la chiusura della scuola, Jiya si rivolge direttamente ai telespettatori con un consiglio, come "if you want to be successful, make books and pens your best friends", (se volete avere successo, fatevi libri e penne come migliori amici). Il ruolo positivo di un personaggio del genere assume ancora più importanza se si guarda alla situazione dell'istruzione femminile in Pakistan, dove a Ottobre dell'anno scorso Malala Yousafzai, studentessa ed attivista pakistana, venne aggredita e quasi uccisa dai talebani perché "colpevole" di andare a scuola e ritenuta quindi "il simbolo degli infedeli e dell'oscenità". Il cartone animato affronta quindi argomenti seri e problematici per la nazione, ma lo fa mantenendo uno stile colorato e leggero e impreziosendo il tutto con musiche e canzoni coinvolgenti e allegre. Sembra proprio che nessuno, almeno tra le file di chi sostiene l'istruzione femminile, possa trovare da ridire su Burka Avenger, eppure alcune testate occidentali hanno criticato duramente il cartone, perché la protagonista Jiya, per nascondere la sua identità quando combatte il crimine indossa un burka, inducendo così le telespettatrici, sempre secondo i giornalisti, a coprirsi per emularla. Una riposta che mette in luce l'illogicità di questo ragionamento e la presunzione dimostrata dai giornalisti, secondo i quali pare che ogni abbigliamento non occidentale debbba acriticamente significare oppressione, ce la offre il blog Un altro genere comunicazione, di cui condivido l'articolo (eccezion fatta per il paragone tra Burka Avenger e le principesse Disney che uno scivolone un po' campato per aria dell'Huffington Post). Non sappiamo ancora se questo (bellissimo) cartone arriverà in Italia. Io spero di sì in modo che Jiya possa essere d'esempio e di ispirazione anche per le nostre (ed i nostri) connazionali. Tra tutte le protagoniste analizzate fino ad oggi, infatti, Jiya, come Malala, combatte la battaglia più importante di tutte.
Quella per l'educazione.

venerdì 27 settembre 2013

Solo per la famiglia tradizionale

Oggi avrei voluto scrivere il mio quarto ed ultimo post sulle figure femminili positive nei cartoni animati. Avevo lasciato per ultima la figura migliore e più significativa e mi ero già preparata a mettermi al lavoro, ma ho deciso di far slittare il post.
Una recente dichiarazione di Guido Barilla, infatti, mi ha convinta a cambiare argomento. Sostanzialmente, il signor Barilla si è categoricamente rifiutato di fare, in futuro, una pubblicità con una famiglia gay, motivando questa sua decisione con la scelta della sua azienda di volere sostenere i valori della famiglia tradizionale, che apostrofa anche come la famiglia classica e la famiglia unita, dove la donna, precisa poi, ha un ruolo fondamentale (quello di schiava, aggiungerei io).  Non è però della condizione della donna secondo la Barilla che voglio parlare, voglio parlare del suo concetto di famiglia.
Nel caso non si fosse capito Guido Barilla è contrario alle famiglie omosessuali, tanto da non considerarle nemmeno vere famiglie, dal momento che contrappone il concetto di "famiglia" a quello di "omosessuale". Due termini che, invece, non sono opposti! Queste famiglie, fa intendere l'imprenditore, non sono le benvenute nei suoi spot, non saranno mai rappresentate dall'azienda, non ne sono degne perché non incarnano i valori tradizionali della Famiglia.
I valori tradizionali.
Mi rivolgo al Signor Guido Barilla e a tutti coloro che vorranno rispondermi, quali sono questi valori tradizionali? Per quale motivo possono esserci solo in una famiglia eterosessuale e non in una famiglia omosessuale?
Signor Guido Barilla, non so se Le capiterà di leggere questo post tra tutte le critiche che Le sono state fatte. Io sono una ragazza eterosessuale con una famiglia non tradizionale. Non vivo in una villetta, il più delle volte non pranziamo tutti insieme e sia mia madre che mio padre lavorano. Soprattutto, i miei genitori sono separati. Lo ricordo bene. Ricordo quella sera. Era Settembre, una specie di secondo anno nuovo per chi va a scuola. Quel periodo dell'anno in cui la vita quotidiana ricomincia e si porta dietro tutto il suo tran tran, i compiti, le interrogazioni, i mal di pancia da verifica a sorpresa, gli sport, la foschia autunnale milanese. Ricordo la sensazione di vuoto e di nausea quando sentì la frase "stiamo pensando di separarci" e capì che cosa voleva dire. Forse non sono state proprio queste, le esatte parole, forse sono state altre, non lo so, non lo ricordo perfettamente, ma quello che provai a quella frase, quello, giuro, non lo scorderò mai. In un attimo compresi appieno il significato delle espressioni "gelare il sangue nelle vene" e "crollare il mondo addosso". La mia famiglia, il mio mondo, quello che avevo conosciuto per tutta la mia vita si era rotto. Volevo morire. Pensai all'ingiustizia di tutto questo, pensai "perché proprio a me?" e non ottenni risposta. Pensai a tutte le volte in cui avevo sentito le mie compagne di classe lamentarsi dei loro genitori rompipalle e prendermi in giro perché ero troppo mammona, troppo attaccata alla mia famiglia, perché non ne sparlavo mai e pensai che non era giusto. Non era giusto che fosse successo a me che adoravo i miei genitori e non mi lamentavo mai di loro con terzi sognando un'altra famiglia come invece facevano gli altri ragazzi. Mi sembrò di essere la figlia più affettuosa e devota del mondo, poi la più orribile e colsi la notizia della separazione come un castigo crudele per una colpa che non sapevo quale fosse. Fu un divorzio civile, quello che secondo Danny De Vito è una contraddizione in termini, non ci furono urla, non ci furono scenate, forse i nostri vicini non se ne accorsero neppure, non subito almeno. Ma lasciò dentro di me una voragine e non potevo pensarci senza piangere. Avrei dato qualunque cosa per una "famiglia tradizionale" per tornare ad essere felici, tutti felici, come nelle Sue pubblicità, Signor Barilla.
La pubblicità.
In quel periodo, ero solita guardare la televisione durante i compiti. So che a molte professoresse e professori di greco e latino si staranno rizzando i peli delle braccia in questo momento, ma mi rilassava tradurre una versione con il rassicurante cicalare delle mie serie televisive preferite in sottofondo. Riguardavano quasi tutte le avventure di una famiglia, una famiglia non divorziata, una famiglia tradizionale di quelle che piacciono a Lei. So che sembra stupido soffrire a causa dei programmi televisivi, ma vedere tutte quelle famiglie unite, nelle serie televisive, negli spot, dove marito e moglie non litigavano mai, e quando succedeva era a causa di sciocchezze e la quiete si ristabiliva alla fine di ogni episodio e il divorzio non era contemplato, mi faceva sentire sola, sola e sbagliata. Come se fossi l'unica al mondo in una famiglia difettosa, circondata da famiglie perfette che mi rinfacciavano quanto la mia non lo fosse, quanto la mia non fosse più una famiglia. Sa, Signor Barilla, forse se in quel periodo avessi visto anche solo una pubblicità, magari una Sua pubblicità, che invece di proporre l'ennesima coppia eterosessuale felice e sorridente avesse proposto una famiglia divorziata, tutto sommato felice e sorridente o una madre single felice e sorridente o due genitori anziani o un genitore disabile, forse mi sarei sentita un po' meglio. Forse avrei realizzato prima quello di cui ora sono convinta: che la felicità è possibile anche in una famiglia non perfetta, soprattutto in una famiglia non perfetta, e che nessuno, davvero nessuno, può permettersi di decidere cosa è una famiglia e cosa non lo è. Io sono una ragazza eterosessuale con una famiglia non tradizionale. Sono fiera della mia famiglia. Amo la mia famiglia. Non ne desidero un'altra. Questo valore, il principale valore che secondo me dovrebbe essere alla base delle famiglie, di tutte le famiglie, dopo tanto tempo l'ho compreso anche io e la grande voragine ha cominciato a chiudersi, la ferita a rimargnarsi. Nulla di tutto ciò è accaduto grazie alle Sue pubblicità. Spero che un giorno comprenda anche Lei, uomo eterosessuale divorziato, che le nostre famiglie non sono inferiori a nessuno, non lo è quella della mia amica che ha i genitori che vivono insieme, né di quella del mio vicino di casa che ha due mamme, né di quella del mio compagno di corso che ha solo il padre. Mi permetta di farle notare che la sua famiglia, la sua vera famiglia, così come la mia e come la famiglia omosessuale ha qualcosa che la famiglia del Mulino Bianco non avrà mai:
esiste.
Spero che i suoi prodotti, in Italia e all'estero, verranno acquistati sempre di meno.
P.S. Qualche giorno fa ho visto questa pubblicità e nonostante siano passati ormai molti anni da quella sera di Settembre, mi ha fatto emozionare, cosa che i suoi spot non hanno mai fatto.
#boicottabarilla.

martedì 24 settembre 2013

Personaggi femminili positivi #3 Salvare il mondo prima di fare la nanna e dopo aver fatto i compiti

Eccomi di nuovo a parlare di quei cartoni animati che propongono bambine e ragazze forti e intelligenti, che incarnano valori molto più importanti della bellezza, della moda e della docilità.
Partiamo subito con un cartone a cui sono particolarmente affezionata, perché, con le prime stagioni, ci sono cresciuta:
Le Superchicche.
Le tre superchicche: Molly (la mora), Lolly (la rossa con il fiocco) e Dolly (la bambina con i codini), assieme al loro papà e creatore, il Professor Utonium
La serie, famosa di certo non per l'accuratezza dei disegni, narra le numerose avventure di tre supereroine bambine, Lolly, Dolly e Molly (Blossom, Bubbles e Buttercup nella versione originale) create in laboratorio da uno strampalato professore, Utonium, che diventa da quel giorno il loro amorevole papà. Le sorelle vivono nella fittizia città di Townsville che devono difendere ogni giorno dagli attacchi di mostri spaventosi e criminali poco ordinari. Proprio a causa del così alto tasso di criminalità del borgo, il Sindaco di Townsville ha fatto installare nel suo ufficio la linea verde, con la quale può chiamare le supereroine ogni volta che la situazione lo richiede. A differenza della maggiorparte dei supereroi, le Superchicche non hanno un'identità segreta. Tutti in città conoscono sia i loro mirabolanti poteri (un'insieme delle tipiche caratteristiche dei supereroi: forza, velocità, volo, invulnerabilità, raggi laser eccetera) che il loro buon cuore, due elementi che le hanno rese le beniamine della città. Ci sono diversi motivi per cui la serie, a mio avviso, propone dei modelli positivi, oltre ad avere una storyline appassionante. Innanzitutto, è superfluo dirlo, Lolly, Dolly e Molly non sono certo innocue bamboline o principesse da salvare. Nonostante abbiano l'aspetto e il carattere di tre dolci bambine, le tre potenti eroine riescono a tenere testa a criminali e malfattori, dai più strambi ai più malvagi e demoniaci. Nella loro famiglia, la figura più casalinga è di certo quella del Professor Utonium, che nelle sue nuove vesti di padre single, viene spesso inquadrato mentre fa il bucato, cucina, prepara le sue bambine per la scuola, per andare a letto, pettina i loro capelli e da loro il bacio della buonanotte. Questa sua indole paterna non ha influisce di certo in maniera negativa sulle sue abilità di scienziato, perché quando non è alle prese con le faccende domestiche, Utonium dedica mente e anima alle sue invenzioni, che mette a punto nel laboratorio. Lolly, Dolly e Molly non sono le uniche figure femminili positive del cartone animato, ce ne sono altre due molto importanti, la Signorina Keane e Miss Bellum, entrambe molto importanti per le Superchicche tanto da costituire quasi due figure materne. La prima è la loro insegnante, una donna estremamente intelligente, appassionata del suo lavoro e molto affezionata ai suoi studenti. La seconda è un personaggio molto particolare. Avete presente il tipico stereotipo della segretaria sexy? Beh, Miss Bellum è molto di più. Questa bellissima donna, che lavora come segretaria del Sindaco di Townsville, è in realtà la vera mente del duo, oltre ad essere anche un'esperta di arti marziali, come mostrato in un episodio. Sagace e sveglia svolge la maggiorparte delle mansioni che dovrebbero spettare al Sindaco (il quale, al contrario di lei, è un vero incapace) ed ha tutta l'ammirazione di Lolly, Dolly e Molly, oltre ad essere lei stessa molto affezionata alle bambine. Sia Miss Bellum che la Signorina Keane, giocano un ruolo molto importante nell'episodio Equal Fights, che parla, non a caso, di femminismo. La supercattiva della puntata è una certa Femme Fatale, misandra a tal punto da rubare solo le monete con Susan B Anthony che inganna le ragazzine facendo loro credere che arrestarla sarebbe un'azione contro tutto il genere femminile, poiché le donne devono essere solidali fra loro, in un mondo dominato dagli uomini. Ovviamente, questa è solo una scusa per continuare a svolgere la sua attività criminale in libertà, e saranno proprio Miss Bellum e la Signorina Keane ad aprire gli occhi alle ragazze, dimostrando loro come Femme Fatale le abbia ingannate e di quanto poco le interessi della solidarietà fra donne (visto che non si fa scrupoli a rapinare la banca di una signora e spezzare il braccio di una poliziotta, per fare un esempio) e spiegando alle ragazze i veri valori del femminismo. Alla fine dell'episodio le Superchicche mettono in carcere Femme Fatale raccontandole la vera storia di Susan B Anthony, che volle farsi incarcerare (si era resa colpevole di aver votato) nel nome dell'uguaglianza tra i sessi, poiché gli uomini che l'arrestarono sarebbero stati disposti a chiudere un occhio con lei, proprio perché donna.
Un altro episodio che parla di femminismo è Members Only. In questo caso, le ragazze provano, incoraggiate dal Professor Utonium, ad entrare negli AWSM la lega che riunisce i più famosi supereroi del mondo. Quando il capo dell'associazione, Major Glory, si trova davanti tre bambine, però è piuttosto scettico sui loro superpoteri e decide di metterle alla prova con tre sfide. Le tre sorelle superano brillantemente tutte le competizioni, surclassando tre membri della lega, tra cui lo stesso Major Glory. A questo punto, però alle Superchicche viene negato nuovamente l'accesso in quanto femmine. Le tre se ne vanno sconsolate, ma un evento successivo chiarirà quali sono veramente i veri supereroi e chi sono invece solamente dei bluff. Vi consiglio caldamente i guardare i due episodi.

Il secondo cartone che vorrei analizzare è invece Kim Possible, andato in onda su Disney Channel alcuni anni fa. Kim è una intelligente e grintosa teenager che vive con la sua famiglia a Middleton, cittadina di fantasia, studia, le piace lo shopping (non in maniera compulsiva), vuole bene ai suoi genitori, litiga con i fratelli, va al cinema, è capitano delle cheerleader della scuola ed ha ottimi voti. Una "normale" liceale, insomma. Le virgolette, però, sono d'obbligo, dal momento che Kim coltiva un hobby abbastanza insolito, sventare piani criminali e salvare il mondo. Quando parlo di mondo, intendo proprio tutto il mondo e non solo Middleton. Kim, infatti, si sposta per il globo per rispondere alle varie richieste d'aiuto che le sono rivolte, servendosi dei passaggi di coloro che ha aiutato nelle puntate precedenti. Kim non è sola nelle sue avventure. E' accompagnata dall'amico pasticcione, Ron Stoppable e dalla talpa senza pelo di quest'ultimo, Rufus, che spesso sembra più sveglia e si rivela più utile del padrone stesso. Superfluo da dire, il capo indiscusso dell'improbabile trio è Kim. Non solo la ragazza dispone di intelligenza e sangue freddo necessari per cavarsela nelle situazioni più ostiche (come liberarsi da una lastra di ghiaccio spessa diversi metri o eludere una serie di trappole ninja, per dirne alcune), ma è anche un'atleta eccellente, conosce diversi stili di combattimento e guida diversi mezzi, come scooter, bob, auto da corsa, in situazione decisamente estreme. Durante le missioni ed i combattimenti, Kim si esibisce spesso in diverse acrobazie, salti mortali, capovolte in aria, verticali e spaccate sono all'ordine del giorno e le hanno fatto guadagnare, tra gli altri successi, anche il posto di capo delle cheerleader della scuola. Se Kim non corrisponde affatto allo stereotipo della ragazza pon pon americana (e se le cheerleader di Middleton sono decisamente molto atletiche e si esibiscono in numeri acrobatici sorprendenti ed impegnativi) lo stesso non si può dire delle sue compagnie di squara, tra le quali spicca la spocchiosa Bonnie, la la principale rivale di Kim. Per molti versi Bonnie è il contrario della nostra protagonista. Se Kim è generosa e usa le sue abilità per salvare il mondo, Bonnie è egoista ed approfittatrice. Mentre Kim deve lavorare per ottenere quello che vuole, Bonnie incarna l'archetipo della ragazzina capricciosa e viziata. Non per nulla, Kim è la protaginista e Bonnie l'antagonista; ma non è la sola. Tra gli antagonisti principali della ragazza, infatti, spicca sicuramente il Dr Drakken. Uno scienziato dalla pelle inspiegabilmente blu che ha come principale obiettivo quello, neanche a dirlo, di conquistare il mondo e cerca in tutti i modi di eliminare la tenace ragazza che continua a mettergli i bastoni fra le ruote. A fianco del Dr Drakken troviamo la sua crudele assistente, Sheego, esperta di arti marziali e dotata di superpoteri. Ecco un'interessante elemento presente in Kim Possible, sia la protagonista che l'antagonista principale sono donne. Infatti, nonostante il Dr Drakken si vanti di essere il cervello del duo criminale è Sheego la vera mente (oltre che l'indiscusso braccio), il più delle volte infatti, i piani dello scienziato sono improbabili e strampalati ed è solo grazie alla donna che essi riescono (quasi) ad arrivare a buon fine. Non per nulla, in un episodio che ci mostra un distopico futuro in cui il bene è stato sconfitto ed il crimine regna sovrano, si scopre che dietro all'Essere Supremo (fantomatico criminale riuscito ad impadronirsi del mondo) si cela proprio Sheego.
Shego e Kim in uno dei loro combattimenti

Kim Possible, protagonista dell'omonima serie

sabato 21 settembre 2013

Personaggi femminili positivi #2 studentesse dalla doppia vita

Salve! In questo post continuerò l'analisi dei principali personaggi femminili di altri tre cartoni per bambini/ragazzi (in questo caso il target sale e andiamo più o meno dagli 7 ai 12 anni). I cartoni animati in questione sono Atomic Betty, Juniper Lee e Monster Allergy, nei primi due le protagoniste sono ragazzine, nell'ultimo caso il protagonista principale è un maschio, affiancato nelle sue avventure da una bambina.
Procediamo con ordine.
Betty Barret nelle sue vesti di guerriera intergalattica
Atomic Betty
Protagonista della serie animata è Betty Barret una ragazzina (l'età non viene specificata, ma probabilmente frequenta i primi anni della scuola media) intelligente, coraggiosa e atletica. Oltre ad essere una brillante studentessa, Betty ricopre anche il ruolo di guardiana intergalattica. Il suo compito è di mantenere la pace interplanetaria, viaggiando per il cosmo alla guida di una tecnologica navetta e sventando i piani del malvagio Maximus, un gatto antropomorfo con manie di grandezza che mira alla conquista del mondo, affiancato dal tirapiedi Minimus. Betty è il capo di un'unità formata da alri due membri: Sparky, ingordo alieno pasticcione che causa più guai di quelli che risolve e X-5, un robot dalla conoscenza enciclopedica. Nonostante i due amici siano spesso una componente preziosa per la riuscita delle missioni è Betty ad essere l'indiscusso ed autoritario capo del trio. E' lei la comandante, lei impartisce gli ordini e lei mette irrimediabilmente K.O. la sua nemesi. Siamo di fronte ad una figura diversa da quelle analizzate nello scorso post, perché Betty non è solo una ragazza intraprendente ed attiva, ma una vera e propria eroina, capace di tenere testa ad un antagonista vero e proprio (elemento non presente dei tre cartoni di cui ho parlato ieri) con la sua furbizia, ma anche con una buona dose di combattimento ed arti marziali, disciplina nella quale eccelle, nonostante la giovane età. Se la nostra guardiana intergalattica rappresenta un encomiabile esempio di grinta e di forza, la Betty quotidiana non è da meno. La gentilezza e l'altruismo di Betty, non devono essere confuse con debolezza, il suo senso della giustizia ed il suo carattere forte le permettono di tenere testa ai bulletti della scuola e di difendere i ragazzini deboli e tiranneggiati. Fra loro, vi è anche il suo migliore amico, Noah. Questi è un ragazzino timido ed impacciato, che a causa della sua bravura in matematica e del suo odio per quasi tutti gli sport è spesso l'obbiettivo preferito di scherzi e prese in giro, e per questo viene costantemente difeso da Betty che ammira a tal punto di essersi preso una bella cotta per lei (apparentemente non corrisposta). Noah è un personaggio positivo, è sensibile, è molto intelligente, è studioso ed è un ottimo amico, ma questi valori, nei cartoni animati, purtroppo sono attribuiti ai maschi ben poche volte. Spesso ai ragazzi è riservata la parte del guerriero, dell'amante degli sport, del difensore dei tiranneggiati, mentre le ragazze sono timide, studiose, riservate e spesso prese di mira. Betty e Noah, invece ci mostrano un esempio opposto e vincente: una bambina grintosa e forte ed un bambino timido e geniale. Inoltre, a differenza del migliore amico, Betty eccelle anche in numerosi sport, come il nuoto, la corsa e ovviamente il combattimento. Una menzione particolare merita anche la famiglia della protagonista, per niente ideale come viene di solito dipinta nei cartoni. Il padre di Betty è un venditore porta a porta che spesso non comprende a pieno la figlia, ma è molto più in sintonia con lei di quanto non lo sia la madre. La mamma di Betty, infatti, mostra aperta insofferenza per alcuni atteggiamenti della figlia, come il suo amore per i fumetti, che in un episodio cerca addirittura di vendere, e non nasconde di volerla più femminile e interessata ai capelli ed ai vestiti. Ambiti che non interessano minimamente una guardiana intergalattica.

Juniper Lee
Questa serie televisiva è incentrata sulle avventure di un'undicenne cinese-americana, Juniper, che ha ereitato da sua nonna il titolo di Te Xuan Ze. La Te Xuan Ze è la protettrice di una fantomatica barriera creata milioni di anni fa per separare le creature magiche da quelle umane. Il suo compito è di mantenere la pace fra i due mondi. Assieme al ruolo di Te Xuan Ze, Juniper ha ricevuto anche numerose abilità magiche, che però non adopera ancora alla perfezione, preferendogli il più delle volte la forza bruta. Ragazzina coriacea e dalla lingua lunga, June è molto legata alla nonna Jasmine, forse la sola in grado di comprenderla fino in fondo, a causa del gravoso compito che entrambe hanno portato e portano sulle spalle. Jasmine Lee, l'anziana nonna di June, ha la fama di essere stata la migliore Te Xuan Ze della storia. Saggia e severa, per la nipote è una vera e propria guida, sia dal punto di vista teorico che da quello pratico, conoscendo ben quaranta diversi stili di arti marziali. Un elemento portante della serie animata è quello dello scontro generazionale e del rapporto/maestra-allieva. Questo tema, di solito, viene presentato attraverso personaggi maschili (basti pensare al famoso Karate Kid, o anche, per rimanere nell'ambito dei cartoni animati ad American Dragon, a Piovono polpette, ad Alla ricerca di Nemo. Insomma, tutti mettono in scena un rapporto tra due diverse generazioni di maschi), ma nel caso di Juniper Lee abbiamo finalmente la stessa tematica messa in scena da due donne. June, l'allieva e la nipote, rensponsabile, certo, ma anche moderna, scanzonata e desiderosa di vivere una vita "normale" con i suoi amici e Jasmine, la nonna e la maestra, comprensiva ma all'antica, che appartiene ad una diversa generazione, con diversi codici di valori, una diversa morale e che cerca di trasmettere i migliori tra questi valori alla sua pupilla, per prepararla ad un compito molto più gravoso di quello che la sua età richiederebbe.

Elena Patata  (Monster Allergy)


Elena Patata è la co-protagonista del cartone e del fumetto italiano Monster Allergy che ruota attorno alle avventure sue e dell'amico Zick (il quale riesce a vedere i mostri, che convivono con gli umani essendo però a loro invisibili, e li ospita persino a casa sua pur essendone terribilmente allergico). In questo caso, quindi, Elena non è la protagonista della serie, ma il suo ruolo è tutt'altro che decorativo. La bambina è un elemento prezioso per Zick, oltre ad essere la sua prima vera amica (il ragazzino viene considerato svitato dalla maggiorparte dei suoi coetanei, proprio a causa del suo strano atteggiamento e delle numerose allergie) è la prima estranea che si fida di lui e che crede alla sua abilità di vedere i mostri. Proprio per merito delle sue capacità e dell'aiuto dato a Zick ad Elena verrà donata dalla madre del ragazzo l'abilità di vedere, anch'ella, i mostri, assumendo quindi un ruolo pari a quello dell'amico. Quindi in un certo senso, nel corso della serie e del fumetto, Elena si conquista un ruolo da protagonista. Questo personaggio femminile, come abbiamo detto, è tutt'altro che un oggetto da salvare o da proteggere. E' lei, il più delle volte ad aiutare Zick e non viceversa, non perchè il suo amico sia arido di cuore ma semplicemente perché le volte in cui Elena ha bisogno di aiuto sono meno di quelle in cui ne ha bisogno Zick, visti i guai che gli causa la sua insolità abilità. Dinamica ed esuberante, compensa con la sua vitalità il carattere chiuso e schivo dell'amico. Elena Patata è un personaggio femminile positivo forse ancora più importante di Juniper e di Betty, perché ci dimostra che un carattere femminile può essere ben tratteggiando ed al di fuori degli stereotipi di genere anche se il suo ruolo non è centrale, ma marginale o comunque più marginale rispetto a quello di un altro personaggio.
Decisamente, Monster Allergy è un fumetto/cartone che, a parer mio, merita l'enorme successo che ha avuto, non solo per la caratterizzazione dei personaggi, oltre ai due protagonisti, infatti, abbiamo un gran numero di mostri "buoni", degli elementi spassosissimi con cui Zick si ritrova, suo malgrado, a convivere, per non parlare dell'altezzoso e insofferente gatto parlante del ragazzino, che traccia diligentemente la scheda di ciascun personaggio della serie in modo da tenere sottocontrollo gli elementi più o meno sospetti del quartiere. Vi consiglio caldamente di dare un'occhiata al fumetto ed eventualmente di acquistarlo qui oppure di dare un'occhiata alla serie televisiva che potete vedere gratis qui

venerdì 20 settembre 2013

Personaggi femminili positivi #1 - Eroine dall'asilo

Come ho scritto nel post precedente, oggi voglio presentarvi le protagoniste di tre popolari cartoni animati per bambini di età prescolare che non rientrano nel ruolo di "accessorio estetico-presenza isterica-premio-consolazione-cura-oggetto amoroso/”sessuale”", ma che sembrano anzi delle piccole femministe in erba, ben a conoscenza del proprio valore, della propria intelligenza e dalle grandi ambizioni.
E' questo il caso di Dottie McStuffins, conosciuta in Italia come Dottoressa Peluche.

Dottie è una simpatica bambina di sei anni con un sogno: diventare anche lei una dottoressa in gamba, proprio come la sua mamma. A casa McStuffins, infatti, composta, oltre che dalla bambina, dai due genitori e dal fratellino più piccolo, è la madre a "portare il pane a casa". Il papà di Dottie, Mr McStuffins è uno stay-at-home father, ossia un casalingo. Infatti, lo vediamo spesso in cucina a preparare la cena per i figli e la moglie, mentre quest'ultima è al lavoro in ospedale. Il tutto in un'atmosfera assolutamente accogliente e quotidiana.

Torniamo a Dottie. Nonostante voglia bene ad entrambi i genitori in egual misura, è la madre quella che ha la sua totale ammirazione, proprio in quanto dottoressa. Così, nella speranza di poter seguire, un giorno, le sue orme, Dottie passa la maggiorparte del suo tempo a esercitare la professione di dottore con i suoi numerosi peluche. La bambina, inoltre, possiede uno stetoscopio magico. Quando lo indossa, i suoi animaletti di pezza prendono vita e interagiscono con lei. Ogni puntata è incentrata sul malanno di questo o quel giocattolo da curare, alla fine dell'episodio la nostra Dottie da ai bambini a casa preziosi consigli su come restare in salute. Non ci sono principesse fra gli interessi di Dottie, nell'unico episodio in cui la vediamo mascherata, preferisce a trini e merletti un costume da cowboy. In ogni puntata ci troviamo di fronte ad un problema da risolvere o una malattia da curare, il tutto corredato da insegnamenti come la fiducia in sé stessi e la sconfitta delle proprie paure. E' proprio Dottie che, quasi, sempre trova le soluzioni ai problemi e "salva la giornata". 

La seconda protagonista di cui voglio parlare oggi è Dora, dal cartone "Dora l'esploratrice". Come da titolo, la protagonista, una bambina ispanica di sette anni, è appassionata di esplorazioni e in ogni puntata se ne va in giro in compagnia di una simpatica scimmietta alla scoperta di un mondo a misura di bambino. Nella versione originale la bambina pronuncia qualche parola o frase in spagnolo, nella versione italiana le stesse parole sono in inglese. Il cartone animato infrange spesso la quarta parete e Dora comunica con i giovani telespettatori avvalendosi del loro aiuto per risolvere i le problematiche che ogni esplorazione riserva. Abbiamo quindi una protagonista che non è per nulla un oggetto passivo, bensì una bambina dinamica, entusiasta ed intraprendente. Sono poche le scene in cui Dora è mostrata all'interno di una casa o comunque di un'abitazione, il più delle volte le sue avventure si svolgono all'aria aperta, tra il verde degli alberi e tra i prati. Anche i vestiti e l'aspetto fisico di Dora danno l'idea di una bimba attiva e sempre in movimento, no di certo di una piccola casalinga. Capelli a caschetto, guanciotte piene e pancetta da bambina, una semplice t-shirt rosa, un paio di pantaloncini e scarpe da ginnastica. Soprattutto, un pratico zainetto da viaggio. Dora non è certo una bambina sedentaria che ha bisogno di essere spronata per muoversi.

La terza ed ultima bambina è Darby, del cartone animato, i miei amici Tigro e Pooh.
da sinistra a destra, Pooh, Darby e Tigro
In questa serie, i due amici del bosco de Cento Acri sono anche i membri di un trio di detective (quartetto, se si conta anche il cane Buster) che ha a capo una sveglia ed intuitiva bambina dai capelli rossi. Come Dora l'esploratrice anche Darby infrange spesso la quarta parete, chiedendo aiuto agli amici a casa per risolvere gli enigmi della puntata.
La bambina è indubbiamente il capo di questa bizzarra squadra di investigatori. Allegra, ma con i piedi per terra, risolve spesso i dubbi di Pooh, incoraggiandolo continuamente a non perdersi d'animo e costituisce un contrappeso razionale agli eccessivi voli di fantasia di Tigro, trovando spesso lei stessa la situazione più plausibile e razionale e tutti i misteri della serie o almeno ricapitalondo gli indizi per aiutare i bambini a casa ad arrivare da soli alla soluzione. Darby è un altro esempio di bambina attiva, lei e i suoi colleghi detective sono quasi sempre all'aperto, in mezzo al bosco e in alcune puntate si può vedere la bambina sfrecciare su un monopattino.

Né Dottie, né Darby, né tantomeno Dora sono dei semplici accessori, tutte e tre, come abbiamo visto, sono le protagoniste del cartone in cui sono presenti. Rivestono indubbiamente il ruolo principale, sono attive, intelligenti e per nulla leziose. Non devono essere salvate, né curate (anzi, nel caso di Dottie è lei che cura). Quando si trovano davanti ad un problema, raramente si perdono d'animo e quando i loro compagni di avventura si scoraggiano e si arrendono, sono loro il più delle volte a prendere in mano la situazione e a trovare una soluzione. Sono decisamente dei modelli positivi ed allegri sia per le bambine che per i bambini.


InfanziaGialla

Buonasera, io sono Yellow e questo è il primo post del mio blog, Infanzia Gialla.
Perché proprio Infanzia Gialla? Beh, innanzitutto perché parlerò di bambine e di bambini. Chiariamo subito, questo non è un blog che consiglia come e per quanto tempo allattare, a che asilo mandare il pargolo o come vestirlo per un pomeriggio dagli amichetti. Questo non è un mummy blog. Io non sono una mamma. Sono semplicemente una ragazza a cui piacciono i bambini, a cui piace parlare con loro e di loro.
Sono una studentessa, quindi principalmente studio, quando non studio e trovo qualche cliente, faccio la babysitter. Dunque, studentessa, babysitter occasionale, blogger, cosa manca? Ah, dimenticavo. Sono una femminista. Seguo parecchi blog femministi e sono un'attiva commentarice. Forse pensate che la femminista per antonomasia detesti i mocciosi, ma fatemi dire che vi sbagliate di grosso. La maggioparte delle femministe ama i bambini, non per niente molte delle loro campagne riguardano il mondo dell'infanzia, da proteggere e salvaguardare in modo che sia il più lungo e sereno possibile. Se posso inagurare il mio blog facendo un po' di pubblicità vorrei subito citare come esempio la campagna #liberainfanzia del blog un altro genere di comunicazione che mette in luce i messaggi sessisti e misogini veicolati da molti dei cartoni animati più amati dai piccoli, nelle pubblicità dei loro giocattoli, negli stessi giocattoli, nei vestiti, nei libri di testo delle elementari, nei romanzi e molto altro. Non mi dilungo ulteriormente sulla campagna, ma vi consiglio di darci un'occhiata prima ancora di continuare a leggere il mio post, perché ne vale davvero la pena. Un altro blog che seguo e che parla spesso in maniera critica dei cartoni per l'infanzia e dei messaggi che lanciano ai ragazzini è il blog Il ricciocorno schiattoso. Proprio in uno dei suoi ultimi post, l'admin metteva in luce lo svilimento del femminismo perpetrato da parte di un cartone per bambini, poiché una degli antagonisti dei due eroi, sedicente femminista, viene dipinta come una pazzoide misandra. Uno dei commenti al post, che ho trovato molto arguto e vi consiglio di leggere, diceva più o meno così:
"la maggior parte dei cartoni hanno protagonisti maschi, le femmine sono relegate al ruolo di accessorio estetico-presenza isterica-premio-consolazione-cura-oggetto amoroso/”sessuale”".
Vorrei che vi prendeste qualche minuto per riflettere su questa frase e poi rispondeste alla seguente domanda: siete d'accordo?
Io no. Non sono d'accordo con questo commento. E' vero, c'è un buon numero di cartoni animati che rappresenta le femmine solamente come antagoniste (più che malvagie, isteriche e pazzoidi), come passivi oggetti del desiderio del protagonista, o come "crocerossine" del gruppo, dolci, silenziose, remissive, dedita alla cure di un qualsiasi maschio, ma ce ne sono moltissimi altri che invece hanno come protagoniste, o tra i protagonisti, ragazze e bambine forti, intraprendenti che esulano totalmente dai ruoli sopracitati. Il mio blog nasce per parlare di loro. Non solo, il mio blog nasce per mostrare tutti quei cartoni animati, film per bambini, giocattoli, libri e pubblicità che non veicolano messaggi sessisti e dannosi, bensì positivi ed utili. Vorrei completare le campagne come #liberainfanzia o il lavoro di ricciocorno con una mia pars construens. Loro ci dicono da cosa dobbiamo diffidare, io di chi ci possiamo fidare. Loro ci mettono in guardia su cosa è sessista ed io vi mostro cosa è femminista, e scopriremo così che i cartoni, i giocattoli ed i libri per la parità di genere non sono così rari come sembrano. I miei primi post saranno dedicati a quei personaggi femminili di alcuni cartoni animati per l'infanzia che non sono confinati in stereotipi sessisti e che esulano dal binomio strega/fata cui siamo abituati. Nel prossimo post, anticipo, analizzerò le tre protagoniste di tre cartoni animati positivi dedicati ai bambini di età prescolare. Avete già qualche idea? Provate ad indovinare di chi parlerò?
Spero mi seguirete numerosi in questo viaggio e mi darete le vostre opinioni.
Adesso devo spiegarvi il perché della parola Gialla. Il giallo, insieme al verde, è il colore delle tutine che solitamente i genitori comprano per il loro bebè, quando è ancora nella pancia della mamma e non ne si conosce il sesso. Questo perchè il giallo, come il verde, è considerato, nella mentalità comune, che purtroppo vede il rosa e l'azzurro come appannaggio rispettivamente del sesso feminile e del sesso maschile, un colore che va bene sia per i bambini che per le bambine. Un colore che accoglie tutti. Un colore libero dagli stereotipi. Il giallo, poi, è un colore vitale, dirompente, esplosivo, un colore che mi sembra perfetto per indicare come dovrebbe essere l'infanzia di tutti, bambine e bambini. Un'infanzia per cui noi abbiamo il dovere di lottare. Un'infanzia libera.
E gialla.